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La Calabria e lo spirito natalizio legato alle tradizioni

La nostra amata Calabria è una terra per certi aspetti ancora irrisolta o meglio tutta da riscoprire nelle tradizioni più antiche e che oggi magari sono poco note alle generazioni più giovani.


La nostra terra, infatti, non è solo ampiamente riconosciuta per l’arte culinaria ma anche per le bellissime tradizioni che scandiscono i diversi periodi dell’anno. Alcune di queste tradizioni, è vero, riguardano il cibo, altre sono un mix nostalgico di credenze e tradizioni, un po’ laiche un po’ cristiane.

Infatti, dal momento in cui l’aria natalizia inizia a farsi sentire, ovvero più o meno quando ogni famiglia inizia a fare l’albero o comunque vicino al giorno dell’Immacolata, le strade dei nostri paesi accolgono gli zampognari che ci allietano suonando le musiche popolari natalizie nei giorni della novena.


Solitamente gli zampognari suonano in coppia dividendosi il compito d'impugnare uno la zampogna (quello più anziano) e l’altro la ciaramella (il più giovane), entrambi vestiti da pastori con dettagli rossi.


La tradizione degli zampognari ha un’origine molto antica: solitamente erano pastori che si spostavano dalla campagna alla città durante il periodo della novena.

A oggi gli zampognari non si vedono sempre in coppia, ma spesso possono essere accompagnati anche da altri strumenti come il tamburello. Il fatto che lo zampognaro esista da tempo, è provato all’interno delle rappresentazioni del presepe, in cui la coppia di zampognari è collocata solitamente vicino alla capanna.


Secondo la tradizione fu San Francesco di Assisi a collocare la coppia di zampognari all’interno del presepe, per cui secondo i nostri calcoli, quella degli zampognari sarebbe una tradizione risalente al 1100 circa.

In alcune aree si è diffusa un’altra tradizione musicale, rappresentata dalla “strina”, che nella tradizione era un modo per annunciare la lieta novella, ovvero la nascita di Cristo, attraverso i suonatori che si recavano casa per casa.


Il suono diventava annuncio del Natale che sopraggiungeva, ed era modo per augurare al popolo di trascorrere un felice Natale; e così in cambio dell’omaggio musicale le famiglie offrivano una strina, cioè un’offerta che consisteva in cibo: uova, salumi e formaggi.


Era parte importante della tradizione permettere ai suonatori di entrare nelle proprie case, come se essi rappresentassero la benedizione e la fortuna per la propria abitazione.

Purtroppo, però di fronte al suono dei canti tipici natalizi, non sempre la porta veniva aperta e quindi non sempre i cantori venivano accolti, allora iniziavano a strimpellare ritornelli cattivi e profezie funeste nei confronti della gente che non aveva aperto la porta.


A oggi, con le condizioni economiche fortemente migliorate, la strina ha perso molto uso ma nei piccoli paesi in cui ancora è radicata, viene portata da gruppi di giovani ragazzi che si recano presso le case di amici e parenti stretti, per augurare felicità e fortuna per il nuovo anno.

Sebbene sappiamo che probabilmente le festività di quest’anno saranno un po’ diverse rispetto a quelle degli anni precedenti, volevamo riportare alla luce tradizioni che molti di voi portano impresse nel cuore, perché a me, sinceramente, le musiche degli zampognari durante la novena rappresentano un dolce ricordo: significava che mancava sempre meno alle vacanze natalizie e al Natale in sé.

Riempivano le strade di musiche e colori nuovi, i suoni a volte coprivano il vociare di gente che si riversava nelle strade per andare a fare la spesa pre-Natale oppure che andava a comprare i regali.


Ecco voglio ricordare il mio paese così: rumoroso e in festa!

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