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“A San Martino ogni mosto è vino”

Un tipico detto calabrese racconta: “A San Martìnu ogni mùstu è bìnu…”. Ognuno di noi lo avrà sentito dai propri nonni o dai parenti soprattutto i più anziani, che una volta iniziato il mese di novembre, attendevano la festa di San Martino per l’assaggio del vino nuovo.


San Martino si festeggia ogni 11 novembre e secondo i calcoli sembrerebbe il momento più propizio per assaggiare il vino messo a fermentare dopo la precedente vendemmia effettuata all’incirca nel mese di settembre.



La settimana che comprende il giorno di San Martino è notoriamente definita Estate di San Martino.


In questo periodo, il clima autunnale diventa inspiegabilmente mite e soleggiato, quasi un baluardo di estate in pieno novembre.


La leggenda, tramandata dalla Chiesa, vuole che Martino, in un giorno di freddo pungente, incontrò un mendicante che stava per morire assiderato: senza pensarci due volte divise in due il suo mantello e ne offrì una metà allo sventurato. Il mendicante si alzò immediatamente e rivelò di essere Gesù, in attesa di un gesto di vera carità, e il clima, d’improvviso, divenne tiepido.

Secondo le credenze tradizionali, nel mese di novembre, per la precisione in occasione della festa di San Martino, il vino nuovo subiva il tanto atteso passaggio da mosto a vino a tutti gli effetti e questo evento ovviamente doveva essere comprovato dall’assaggio e festeggiato come un grande evento, segno che anche la vendemmia settembrina fosse stata un successo.



Diversi anni fa, gli uomini erano soliti riunirsi a gruppi e fare il giro di tutte le cantine, affinché si potesse assaggiare il vino di ogni componente del gruppo stesso.


Dal momento in cui l’uva viene pigiata si forma il mosto, che nei giorni seguenti andrà incontro a fermentazione alcolica, grazie alla quale lo zucchero dell’uva verrà trasformato in alcool.

La fermentazione può avvenire anche nello stesso recipiente in cui c’è stata la pigiatura, l’importante è non chiudere ermeticamente il contenitore.


La fermentazione inizia dopo una paio di giorni dalla pigiatura e continua anche per 18-20 giorni dopo i quali si procede al processo di svinatura (separazione delle bucce dal prodotto liquido), per poi passare all’imbottigliamento.


Proprio per quest’ultimo passaggio, i nostri antenati tramandano l’importanza della luna.


Pare infatti, che il momento migliore per imbottigliare il vino sia Marzo con la luna nuova di primavera, ma in generale le diverse fasi lunari sembrano favorire un tipo diverso di vino (in ogni caso con la luna piena si può imbottigliare qualsiasi tipo di vino, non è invece molto consigliabile trattare il vino nei mesi estivi, quindi da giugno in poi e tra gennaio e febbraio).



Nel frattempo, il giorno di San Martino le donne si occupavano della preparazione della “festa” culinaria che si sarebbe tenuta sulle tavole.


Ci si occupava della preparazione del pane, olive, prodotti sott’olio che solitamente erano già pronti proprio perché un’altra tipica tradizione calabrese consiste nella preparazione delle “provviste” per l’inverno, per cui si inizia dai mesi estivi e più caldi, a raccogliere olive, zucchine, melanzane e pomodori utili per la preparazione delle conserve e dei prodotti sott’olio che si potranno poi consumare durante tutto l’inverno.


L’olio infatti è uno dei metodi di conservazione maggiormente utilizzati insieme al sale, permette al cibo di non ammuffire nei mesi a seguire questo favorisce la preparazione dei cosiddetti “boccacci”, i contenitori di vetro in cui solitamente i prodotti vengono ricoperti di olio e conservati praticando il vuoto.


Alle tavole calabresi per il giorno di San Martino si aggiungono anche prodotti caseari, formaggi e salumi di diverse tipologie e ogni cosa che possa essere accompagnata con il vino nuovo.

E per non far mancare nulla, si è soliti preparare anche un dolce in occasione di questa festa: le pitte di San Martino, un dolce tipico della zona reggina. Hanno una tipica forma quadrangolare, a volte anche non troppo precisa e la preparazione prevede un impasto di miele, uva passa ricoperti di glassa allo zucchero.


Solitamente la preparazione delle pitte inizia proprio per la festa di San Martino ma arriva a continuare fino al periodo Natalizio anche perché questi biscotti possono essere conservati fino a 2 settimane, per cui possono essere consumati anche a lungo termine.



Nonostante la festa di San Martino rappresenti la maturazione del mosto, in realtà i controlli di qualità e di maturazione del vino continuano anche dopo l’11 novembre.


Infatti, il detto calabrese continua e ci fornisce ancora più informazioni sulla fermentazione: “A San Martìnu ogni mùstu è bìnu, a San Nicola d’ogni bùtta si fa ra prova, a ra Macculàta ogni bùtta vòtrividdrata”.

“A San Martino ogni mosto è vino (11 Novembre), a San Nicola per ogni botte si fa la prova (6 Dicembre), all’Immacolata ogni botte va aperta/trivellata (8 Dicembre).


Vogliamo chiudere questo articolo con "San Martino", poesia di Giosuè Carducci.



La nebbia agli irti colli

Piovigginando sale,

E sotto il maestrale

Urla e biancheggia il mar;


Ma per le vie del borgo

Dal ribollir de’ tini

Va l’aspro odor de i vini

L’anime a rallegrar.


Gira su’ ceppi accesi

Lo spiedo scoppiettando:

Sta il cacciator fischiando

Su l’uscio a rimirar


Tra le rossastre nubi

Stormi d’uccelli neri,

Com’ esuli pensieri,

Nel vespero migrar.



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